Una cura all'AIDS made in Italy
Dai laboratori italiani nasce, ad opera di alcuni ricercatori, un nuovo farmaco contro l'AIDS. Il prodotto è stato interamente concepito e realizzato in Italia così come è italiano il paziente che si è offerto di sottoporsi a questa nuova cura "made in Italy".
L'organizzazione internazionale Food and Drug Administration ha dato il via libera attraverso una procedura abbreviata all'autorizzazione alla commercializzazione del raltegravir, nome commerciale Isentress, per l'uso in terapia antiretrovirale combinata solo in pazienti adulti pre-trattati, con resistenze ad altri farmaci antiretrovirali.
La molecola su cui si basa il medicinale è nata in seguito al lavoro svolto da ricercatori italiani dell'Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare "Pietro Angeletti" (Irbm) di Pomezia, centro di ricerca della MerckShap&Dohme.
La molecola in questione fa parte della famiglia degli inibitori dell'integrasi, ovvero l'enzima di cui si serve il virus Hiv per integrare i propri geni in quelli delle cellule umane. Bloccando l'azione di questo enzima, la nuova molecola inibisce rapidamente la carica virale, fino a diminuirla anche al di sotto delle 50 copie/ml e alza il numero dei linfociti.
Questa cura inoltre non presenta effetti collaterali usualmente legati alla somministrazione di terapie antiretrovirali e, se somministrato contemporaneamente ad altri medicinali anti-Hiv, ha un'attività antivirale di gran lunga più potente rispetto alle terapie combinate in uso fino ad ora.
Grazie al "boost", un sistema che consiste nella somministrazione in contemporanea insieme ad un altro farmaco si potenzia anche l'azione contro i mutanti del virus ed è facilmente metabolizzabile.
Fernando Aiuti, docente di Immunologia Clinica e direttore della Scuola di Specializzazione di Allergologia e Immunologia Clinica dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza, spiega che "si tratta del primo farmaco del genere ad essere messo in commercio sul mercato mondiale: tutti gli altri inibitori dell'integrasi sono per ora solo in fase di sperimentazione. Non bisogna però pensare che si tratti della nuova panacea contro l'Hiv. Non è un farmaco che va a sostituire altri e non serve a cambiare le terapie già esistenti. Va usato, semmai, nei casi di patologie più resistenti, per i pazienti cosiddetti "difficili"".
L'organizzazione internazionale Food and Drug Administration ha dato il via libera attraverso una procedura abbreviata all'autorizzazione alla commercializzazione del raltegravir, nome commerciale Isentress, per l'uso in terapia antiretrovirale combinata solo in pazienti adulti pre-trattati, con resistenze ad altri farmaci antiretrovirali.
La molecola su cui si basa il medicinale è nata in seguito al lavoro svolto da ricercatori italiani dell'Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare "Pietro Angeletti" (Irbm) di Pomezia, centro di ricerca della MerckShap&Dohme.
La molecola in questione fa parte della famiglia degli inibitori dell'integrasi, ovvero l'enzima di cui si serve il virus Hiv per integrare i propri geni in quelli delle cellule umane. Bloccando l'azione di questo enzima, la nuova molecola inibisce rapidamente la carica virale, fino a diminuirla anche al di sotto delle 50 copie/ml e alza il numero dei linfociti.
Questa cura inoltre non presenta effetti collaterali usualmente legati alla somministrazione di terapie antiretrovirali e, se somministrato contemporaneamente ad altri medicinali anti-Hiv, ha un'attività antivirale di gran lunga più potente rispetto alle terapie combinate in uso fino ad ora.
Grazie al "boost", un sistema che consiste nella somministrazione in contemporanea insieme ad un altro farmaco si potenzia anche l'azione contro i mutanti del virus ed è facilmente metabolizzabile.
Fernando Aiuti, docente di Immunologia Clinica e direttore della Scuola di Specializzazione di Allergologia e Immunologia Clinica dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza, spiega che "si tratta del primo farmaco del genere ad essere messo in commercio sul mercato mondiale: tutti gli altri inibitori dell'integrasi sono per ora solo in fase di sperimentazione. Non bisogna però pensare che si tratti della nuova panacea contro l'Hiv. Non è un farmaco che va a sostituire altri e non serve a cambiare le terapie già esistenti. Va usato, semmai, nei casi di patologie più resistenti, per i pazienti cosiddetti "difficili"".
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